Il Kimono
Una introduzione
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PERIODO PREISTORICO
(250-552 d.C.) Possiamo pressa poco
conoscere l’abbigliamento di questo periodo da statuette di argilla a
quanto pare utilizzate come suppellettili funebri (il loro nome è haniwa
che indica la forma cilindrica e la cavità interna). Per quanto siamo ancora
lontanissimi dal kimono, possiamo però notare alcuni interessanti(ssimi)
particolari: -
La linea di chiusura come nel kimono -
La forma a campana -
La decorazione tipica (scaglie di pesce) Il primo particolare
interessante è la linea diagonale di chiusura (o meglio
sovrapposizione) delle due estremità anteriori del vestito. Per quanto
ne sia speculare, la linea di chiusura del kimono moderno è pressoché
identica: dall’attaccatura del collo al fianco opposto (all’altezza
dell’anca), uno dei tratti distintivi del kimono come lo conosciamo. Un altro punto di
contatto, invero più labile, è rappresentato dai pantaloni “molto
larghi”, che potrebbero essere i progenitori dello hakama. Analizzando questo
aspetto nella sua eccezione più generale, ovvero il rapporto tra abito
di sopra e indumento di sotto, possiamo definire così il vestiario
protostorico: l’abito superiore copre l’abito inferiore (pantaloni o
gonna) fin sotto la vita. ASUKA e NARAI contatti con la Cina
influenzano massicciamente la cultura aristocratica giapponese, tanto
che l’abbigliamento di corte è sostanzialmente cinese (babbucce
cinesi, sopraveste aperta ai lati, pantaloni. ). Il popolo invece
vestiva in maniera molto simile alle statuette haniwa (togliendo
ovviamente i fronzoli...) HEIAN
(KAMINU e SAGA) 794-897
Come nel periodo precedente HEIAN – FIJIWARA
(897-1185) In questo periodo
cessano le continue relazioni con la Cina e inizia a sviluppare,
nell’abbigliamento di corte, un proprio stile (sia per le tessiture
che per le forme). Per quanto rimanga in uso il colletto stretto alla
cinese, le maniche tendono ad allargarsi sempre di più, a rendere gli
abiti sempre meno pratici e più “frivoli” e “estetici”. È il periodo di
massima raffinatezza ed esasperazione formale. La figura romantica della
donna giapponese dai lunghi capelli neri e dal corpo nascosto sotto
innumerevoli kimono viene proprio da questo periodo: questo stile si
chiama juni-hitoe (12 strati di kimono sovrapposti: si intendono
kimono non foderati, sopra ad una sottoveste ed allo hakama). La moda maschile della
corte Heitan prescriveva diversi tipi di abito in base al rango e
all’occasione: -
SOKUTAI: l’abito di corte dei nobili -
NOSHI: abito riservato alla nobiltà di corte per occasioni mano
formali (sostanzialmente un sokutai leggermente più sobrio) -
KARIGINU:utilizzato dai nobili nelle battute di caccia. Era più
“pratico” avendo le maniche predisposte ad essere alzate e fermate e
per la minor lunghezza della gonna (veniva portata a cavallo) -
SUIKAN: una versione più pratica del koriginu, con la veste
superiore che era più corte e infilata dentro ai pantaloni. Veniva
usata da guerrieri che servivano i nobili, da alcuni civili in occasioni
formali e dai guerrieri in genere nelle occasioni più formali. Caratteristico di
questi indumenti è la sopraveste in stile cinese, con il colletto
stretto e rigido. Da notare però che l’abito incassato sotto di essa
era molto simile al kimono (si chiamava KOSODE). In sostanza se al
Suikan (l’abito formale dei guerrieri che servivano – SABURO- i
nobili) togliamo la sopraveste otteniamo il futuro completo formale del
samurai (manca lo haori). Popolo: -
Uomo: una sorta di Suikan semplice con pantaloni al ginocchio -
Donna: un Kosode e una gonna corta sotto al ginocchio KAMAKURA (1185-1333)
Inizia l’era del samurai. Con l’inizio dello
shogunato MINAMOTO la classe dirigente diventa di estrazione guerriera
(gli uomini che vestivano in suikan insomma...). Infatti si nota un
mutamento di direzione in campo estetico, verso una maggiore frugalità
e praticità (credo che nel passaggio tra l’estetica Heitan e quella
Kamakura, ovvero da aristocrazia a guerrieri, vi siano le origini di
molte delle complessità e peculiarità dell’estetica giapponese:
raffinatezza estrema – semplicità essenziale, ecc...). Così l’abito
“principe” (ovvero l’abito tipico del guerriero) fu lo HITATARE,
composto da ampli hakama e una veste superiore che somiglia nelle
maniche sempre al suikan (con lacci per fermarle in alto) ma che era
aperto frontalmente come un moderno haori (non siamo molto lontani
dall’haori). L’abbigliamento
tipico delle donne (intendiamo le donne di famiglia guerriera) era
costituito da hakama con kosode (che fino a questo periodo era
considerato una sottoveste – come lo juban oggi insomma). Le maniche
del kosode, che in origine erano completamente aperte, vennero
parzialmente strette. L’inizio del moderno
kimono. Molto particolare poi la “mise” della donna bukke per uscire
in strada: MUROMACHI
(1338-1568) Inizia con l’inizio
dell’shogunato Ashikaga. La classe dirigente (corte shogunale e daimyo),
oramai assuefatta al potere, inizia a indulgere in raffinatezze
estetiche sempre maggiori (una sorta di “aristocratizzazione”), non
seguiti su questa strada dalle famiglie samurai di rango inferiore, anzi
spronate da questo “rammollimento” (ai loro occhi) dei costumi, ad
aumentare la sobrietà della propria condotta ed estetica. In sostanza nulla cambiò
nella forma, poichè continuarono ad indossare abiti quasi identici allo
Hitatare, solamente che al posto della seta li facevano confezionare in
lino e con decorazioni più sobrie. Due erano questi abiti:
il SUŌ e il DAIMON (più formale). Il DAIMON presenta per la prima
volta i cinque kamon che poi rimarranno caratteristica dell’abito
formale. L’abito femminile di
base divenne il kosode per tutte le classi sociali (con le ovvie
differenze di qualità, tessuto,ecc..) che le donne di rango più
elevato abbinavano,nelle occasioni formali all’Uchikake (ovvero kimono
dalla lunga gonna riccamente decorato, sia nel ricamo che nei colori). In estate l’uchikake
veniva indossato in maniera molto particolare: veniva legato in vita e
lasciato cadere dalle spalle. Sotto emergeva in kosode che a sua volta
era infilato in uno hakama e strascico (questo stile è chiamato koshi-maki). I normali cittadini (e
quelli di rango più elevato)fecero un loro indumento utilizzato
inizialmente dai venditori di strada, un soprakimono a giacca che pare
essere il precursore dello haori, il dōbuku. Ovviamente neppure in
questo periodo mancarono, alla corte di molti Daimyo, sofisticazioni
estetiche di rilievo (nella moda femminile), incentrate sulle
decorazioni più che sul tipo di abbigliamento (permaneva insomma
l’abbinamento kosode+uchikake). EDO (TOKUGAWA) 1603-1868In questo lungo periodo
di pace e isolamento (tutti gli stranieri occidentale – salvo poche
eccezioni – vennero cacciati dal Giappone) nasce il più classico
stile di abbigliamento del Samurai (l’icona del Samurai) ovvero:
kimono+kamishmo+hakama. Nelle occasioni più
formali a volte veniva indossato uno hakama a strascico, ma nella vita
quotidiana era più corta, in pratica all’altezza della caviglia. Questo abbigliamento
ispirò lo stile della maggior parte degli uomini comuni “civili” di
riguardo (come studiosi benestanti), e l’austero gusto delle famiglie
samurai cedette il passo – nell’ambito della moda femminile – a
stili più moderni e appariscenti. Infatti, le donne delle
classi cittadine emergenti non di famiglia samurai, presero a modello
gli stili di corte e soprattutto dagli attori teatrali. Si diffuse così
tra le donne nubili, il kimono a manica molto lunga – furisode – con
decorazioni molto appariscenti. Inoltre è in questo
periodo che lo obi, da sempre cintura di corda e tessuto, inizia a
svilupparsi in un indumento a se stante (per quanto riguarda la
lavorazione, il pregio, il valore,...). Le distinzioni nel
vestire iniziano ad essere basate più sulla ricchezza, che sulla classe
sociale (è solo un inizio ovviamente: le strutture di classe sono
ancora salde). Tutto questo mondo però
cambierà in maniera repentina in pochi anni, nel periodo che coincide
con l’inizio della restaurazione Meiji. MEIJI (1868-1912) L’influsso europeo è
subitaneo e massiccio (e inoltre voluto e imposto dall’ “alto”).
Vengono adottate le divide militari di stile europeo sia per i soldati
che per la nobiltà (l’Imperatore stesso viene ritratto in uniforme
“europea”), nonché per gli studenti (in una versione nipponica
della divisa dei cadetti prussiani). In questo periodo di
velocissimi mutamenti (e di grande fascino, originalità e fervore
creativo) si generarono effetti estetici molto particolare, di
commistione tra elementi occidentali e giapponesi (kimono + baffi alla
prussiana - hakama+scarpe- ecc... ). Il kimono tradizionale
rimane comunque l’abito per le donne, cambia il modo di portarlo: non
più lungo e svolazzante, ma ben chiuso e misurato alla caviglia, con
obi importanti e di pregio. L’uomo delle classi
elevate invece indossa il kimono in casa e nelle feste paesane e
popolari, nei riti religiosi, in altre occasioni formali. Scompare
completamente, assieme a chi lo indossava, il kamishima. Dopoguerra
La II guerra mondiale
diede il colpo di grazia al kimono (anche nella moda femminile); le
difficoltà pratiche susseguenti alla guerra resero il kimono un
indumento troppo costoso e troppo poco pratico. Inoltre l’influenza
occidentale si ravvivò ancora di più. L’effetto fu che il
kimono quasi scompare totalmente. OGGIParadossalmente la
rinascita dell’interesse verso il kimono pare avere terreno fertile in
Occidente (grazie anche a casazen.com )
e in Giappone si manifesta un rinnovato interesse per il kimono che sta
portando allo sviluppo di nuovi stili (maniche iper-lunghe), nuove
tecniche (kimono stampati con stili generati al computer) e originali
commistioni (Kenzo, ...)
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